Thursday, 17 January 2008

Chapter I - Il Risveglio - [IT]

Mi risvegliai completamente al buio in una stanza che odorava di umido e di chiuso. Il mio fianco era saldamente fasciato, tanto stretto da non permettermi di muovermi a mio piacere.
Non indossavo piu la maglietta che ricordavo indossare.
Mi sentivo gli occhi gonfi come se avessi pianto e la testa mi ronzava come se avessi postumi di una sbronza colossale.
Cercai di concentrarmi sui suoni provenienti da fuori della stanza, sempre che ci fosse un fuori e che io fossi dentro, ovviamente.
Nessun suono.
Solo l’odore di umido e di vecchio, come se fossi stata rinchiusa in una vecchia cassapanca della nonna, di quelle che aveva in cantina.
Al posto di cio' che avevo l’ultima volta che mi ricordavo; indossavo, invece, una camicia di cotone, questo era tutto quello che potevo capire nel buio in cui ero immersa.
Il braccio sinistro era completamente immobilizzato dai bendaggi e il fianco mi cominciava a fare male, ero sotto diversi strati di coperte odoranti di pelle di animale.
L'aria era umida e calda, almeno sotto le coperte.
I minuti passavano e niente succedeva, l’ansia si cominciava a farsi sentire e un mal di testa cominciava a crescere leggermente sopra gli occhi, cercavo di mantenere il respiro regolare ma il cuore cominciava a battere sempre piu forte.
Mi sforzai allora di ricordare come e quando arrivai qui e che cosa potesse essere successo al mio fianco per essere cosi fasciato e dolorante.
L’unica cosa che mi venne in mente fu il pub, i drink, gli occhi di Eleine e il suo sorriso poi quegli individui e i loro sguardi subito dopo ebbi come la sensazione di essere trasportata tra le braccia di qualcuno in una macchina, da li in poi il buio nella mia mente.
Buio come quello in cui ero immersa in quel momento.

Presi sonno, non so per quanto riuscii a dormire ma a svegliarmi fu un dolore lancinante al fianco che si estese fin sotto l’ascella sinistra, mugolai dal dolore e una lacrima scese involontariamente sul cuscino; affondai il viso in esso per soffocare i singhiozzi le narici si riempirono di quell'odore rancido di selvatico e con gli occhi chiusi un’altro ricordo mi fece sussultare.
Il ricordo di una lama che penetrava il mio fianco, il ricordo di risa e il ricordo di lei che veniva portata via da me.
La ferita bruciava ora, la potevo sentire, dall’inguine fin sotto l’ascella sinistra, sentivo ancora la lama che bruciava nella carne.
Aprii gli occhi di scatto sperando di poter vedere qualcosa oltre al buio.
Una fioca luce lunare penetrava dal lontano soffitto, cercai di focalizzare meglio la mia vista verso l’unica fonte di luce che mi dava speranza.
Provai a sollevare prima la testa poi il busto dal cuscino rendendomi conto che non potevo perche’ la ferita faceva male, troppo male e la testa ronzava.
Mi sentivo stanca e spossata e avevo voglia di dormire ma ero anche spaventata e volevo sapere che stava succedendo quindi cercai di resistere al desiderio di dormire.
Con la luna che saliva sull’orizzonte e che, lentamente illumanava la stanza in cui mi trovavo, ruiscii a capire, poco alla volta la disposizione dei pochi oggetti intorno a me.

Ero stata distesa su un letto di solido legno, fasciata da mani esperte a quanto potevo capire e abbandonata in quella stanza la cui unica apertura, fino ad ora, verso l’esterno era quella grata nel soffitto.
Alla mia destra c’era una grossa cassettiera massiccia, sembrava anche quella di lengo. I cassetti erano chiusi, lentamente, gli occhi cominciavano ad abituarsi alla poca luce e notai che poco distante dalla cassettiera, piegati delicatamente su una sedia, c’erano cio che sembrava la mia maglietta e qualcosa che poteva sembrare un asciugamano chiaro, come quelli che danno nei motel, pensai.
Lungo la parete alla mia sinistra notai una porta, la fessura sotto la porta lasciava penetrare una lama di luce che faceva la stanza un po piu chiara.
Cercando ancora di capire dove mi trovavo e perche’, sentivo la testa pesante e avevo tanta voglia di dormire, la ferita bruciava ancora e gli occhi erano gonfi e sembravano sul punto di saltare fuori dalle orbite.
Comiciai a pensare e cercare di ripercorrere la sequenza di fatti da quando mi ferirono, mi ricordai vedere lei scomparire nel bosco, scappando; non riuscivo a cancellare quell’immagine dalla mia testa.
Poi ricordavo una macchina scappare, una lancia delta integrale di colore scuro, era notte.
Dopo di cio’ non riuscivo a ricordare nulla, probabilmente persi i sensi per via della ferita e della quantita’ di sangue perso.
Alzai il braccio destro per sollevare la coperta e vidi che le unghie erano ancora scure dal sangue coagulato.
E se fossero stati quegli individui? Fossero stati loro a portarmi li’ e a tenermi rinchiusa la’ dentro senza luce ne cibo? E per quanto tempo ci sarei rimasta?
La paura mi blocco’ la bocca dello stomaco, mi agitai e cercai di alzarmi per andare verso la porta, con le lacrime di nuovo agli occhi rotolai per terra battendo la testa che comincio’ davvero a farmi male, realizzai solo ora, dal pavimento che il letto era molto alto e che nelle condizioni in cui ero non avrei mai dovuto nemmeno cercare di alzarmi da li’.
Mi ritrovavo ora, abbandonata sul pavimento freddo di pietra, con il fianco dolorante e immobilizzato dalle fasciature, il mio braccio sinistro bloccato al busto, la testa che faceva un male incredibile,le gambe tremanti e troppo deboli per poter sorreggere il mio corpo, la visione distorta per la pressione bassa, mi abbandonai stanca sul pavimento.
Tra le lacrime e i sussulti dalla posizione in cui mi trovavo potei notare la una luce tremolante dalla fessura sotto la porta, una luce simile a quella di un fuoco nell’altra stanza, la mia mano si allungo’ per toccare la porta, ero sempre troppo lontana per poterla anche sfiorare; questo fu l’ultimo mio sforzo prima di perdere di nuovo i sensi.

0 comments: